Senza la mia paura mi fido poco.

Osservate più spesso le stelle

Quando avrete un peso nell’animo,
guardate le stelle o l’azzurro del cielo.
Quando vi sentirete tristi,
quando vi offenderanno,
quando qualcosa non vi riuscirà,
quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo,
uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo.
Allora la vostra anima troverà la quiete.
Pavel Florenskij

Dipende da cosa intendi con cielo e con stelle, Pavel. Dipende da tutto, caro Pavel.
Me ne andrei a letto adesso, e lì rimarrei per tutta la vita, se soltanto potessi farlo. Se soltanto ne avessi voglia. Mi sento come quel decabrista che voleva fare a pezzi Nicola I, e poi, il giorno della congiura s’è svegliato e ha detto: No, raga’, non ci ho più voglia. Fate voi.  Non l’ha messa proprio in questi termini, s’è trincerato dietro il pacifico “basta far scorrere sangue”, ma il succo è quello. Io me lo sono immaginato nel letto, prima travolto dagli incubi, e poi dal sonno tranquillo di chi l’ha scampata per un soffio. Volere qualcosa ardentemente e poi tirarsi indietro all’ultimo secondo perché si è scoperto che non lo si voleva veramente: a me è capitato tante di quelle volte che a contarle mi vien male alla testa. Io, forse l’ho fatto, lo faccio e continuerò a farlo, perché quel sonno profondo, quel peso che ti si discioglie in un attimo, è un qualcosa di estremamente rilassante e liberatorio. Ti ficchi in un pasticcio solo per liberartene dopo, per sentirti leggero come il cervello di quella mia coinquilina.
Come i decabristi, ho anche io il desiderio pigro, e purtroppo non solo quello.
Quasi quasi vado a guardare un po’ di stelle. Non so ancora se quelle di Tarkovskij o quelle di Lermontov. Quello che so è che la mia anima, nel cielo russo, troverà la sua quiete.

Castelli di rabbia (feroce)

Io sono Hector Horeau e vi odio. Odio i sonni che dormite, odio l’orgoglio con cui cullate lo squallore dei vostri bambini, odio ciò che toccano le vostri mani marce, odio quando vi vestite per la festa, odio i soldi che avete in tasca, odio la bestemmia atroce di quando vi permettete di piangere, odio i vostri occhi, odio l’oscenità del vostro buon cuore, odio i pianoforti che come bare popolano il cimitero dei vostri salotti, odio i vostri amori schifosamente giusti, odio tutto quello che mi avete insegnato, odio la miseria dei vostri sogni, odio il rumore delle vostre scarpe nuove, odio ogni singola parola che avete mai scritto, odio ogni momento in cui mi avete toccato, odio tutti gli istanti in cui avete avuto ragione, odio le madonne che pendono sui vostri letti, odio il ricordo di quando ho fatto l’amore con voi, odio i vostri segreti da niente, odio tutti i vostri giorni più belli, odio tutto quello che mi avete rubato, odio i treni che non vi hanno portato lontano, odio i libri che avete lordato con i vostri sguardi, odio lo schifo delle vostre facce, odio il suono dei vostri nomi, odio quando vi abbracciate, odio quando battete le mani, odio quel che vi commuove, odio ogni singola parola che mi avete strappato, odio la miseria di quel che vedete quando guardante lontano, odio la morte che avete seminato, odio tutti i silenzi che avete straziato, odio il vostro profumo, odio quando vi capite, odio qualsiasi terra che vi abbia ospitato, e odio il tempo passato su di voi. Ogni minuto di quel tempo è stata una bestemmia. Io disprezzo il vostro destino. E ora che mi avete rubato il mio, solo mi importa sapervi crepati. Il dolore che vi spezzerà sarò io, l’angoscia che vi consumerà sarò io, il tanfo dei vostri cadaveri sarò io, i vermi che si ingrasseranno con le vostre carcasse sarò io. E ogni volta che qualcuno vi dimenticherà, lì ci sarò io. Volevo poi solo vivere. Bastardi.

E ho detto tutto. E ha (Baricco) detto tutto.

Resta sempre una merda, chiunque sia Stato

Ascolto È colpa mia de Il teatro degli orrori, e penso che un minimo di ragione ce l’abbiano, benché il tema non sia particolarmente pertinente al caso.
Ci ricordiamo che Cosa nostra, la Camorra, la ‘Ndrangheta e la Sacra corona unita esistono solo nel momento in cui, con una bomba o con qualcos’altro, mietono vittime. Qui da me le macchine saltano in aria come se niente fosse. Qui da me, una mia amica mi confessò che il fratello, quando gli rubarono la macchina, andò a farsela ridare dal picciotto di turno, ché i carabinieri poco avrebbero fatto. Qui da me si paga il pizzo come un’imposta: con tante bestemmie, ma coi soldi in mano. Qui da me la mafia c’è, ma nessuno ha mai scritto niente a proposito. Nemmanco io. Mi ricordo che, qui da me, una volta c’era un giornale che si diceva diverso, che voleva parlare, che voleva informare, ma alla mafia non dedicò neanche mezzo rigo, nemmeno una volta, per errore.
Ora sono tutti commossi, siamo tutti commossi. Ma lo Stato non s’è mai commosso quando i partiti hanno candidato il mafioso, e neanche noi. Piuttosto siamo stati contenti di sostenerli e di votarli, convinti di esercitare un nostro diritto, convinti della nostra libertà di scelta.
Non so chi sia Stato a far questo, ma di certo, ora come ora, c’è poco da lamentarsi, c’è poco da invocare la pena di morte – utile quanto uno sturalavandini per curarsi il raffreddore.

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